Guido Mondani e Osvaldo Patrizzi, due nomi di spicco nel settore dell’orologeria ed entrambi grandi collezionisti ed esperti di Patek Philippe, hanno curato la pubblicazione di “Collezionare Nautilus e Patek Philippe moderni e d’epoca”, che rappresenta il lavoro più completo mai stato realizzato su Patek Philippe. Oltre duemila orologi fotografati, tre volumi racchiusi in un elegante cofanetto, 960 pagine, oltre seicento immagini ingrandite a piena pagina, testi in inglese, francese e italiano. Quest’opera raccoglie i passi più importanti della storia di Patek Philippe e rappresenta un’occasione scoprire tutti i dettagli di questo brand: i prezzi, le valutazioni di mercato, la varietà delle casse, dei quadranti, delle lancette e l’evoluzione stilistica. Di tutti gli orologi sono riportate le valutazioni realizzate dagli autori che permettono ai collezionisti di orientarsi nel mercato degli orologi da polso Patek Philippe trasformando la loro passione in un vero e proprio investimento. Tra gli argomenti trattati: Fasi di Luna, Calendario Perpetuo, Calendario Annuale, Rattrappante, Ripetizione minuti, Calatrava, Ore Universali, Speciale sui Nautilus.
mercoledì 22 giugno 2011
Libro
Cronostoria del Nautilus ( orologio ) di Patek Philipe:
Opinione personale
Avere la passione della meccanica ( riguardante l'orologio ) non è un semplice vizio o capriccio, ma è il semplice motivo di creare un oggetto che azionato non fa altro che sempre la stessa cosa. Ma il divertimento sta nel fatto che quei movimenti sono scanditi da una precisione che in poche cose si può ritrovare " forse solo nella natura ". L'orologio si può paragonare a un concerto, a una tempesta prima e dopo il susseguirsi degli eventi. Prima di essere azionati gli ingranaggi sono in uno stato di quiete, la molla ancora non è caricata. Nell'attimo in cui si gira la rotellina esterna la molla si carica e tutto ha inizio. Da questo momento in poi si inizia a suonare, ma lo si fa con una velocità impressionante, e il suono che si sente e scandito dall'urto di punzoni, ancore, molle, ruote dentate che si incastrano alla perfezione.
Come ogni argomento al quale gli si vuole dare un certo interesse in esso ri ritrova una finezza che lo distingue da un altro argomento.
Breve storia di come si realizza un orologio e che passione gli si dedica
Come ogni argomento al quale gli si vuole dare un certo interesse in esso ri ritrova una finezza che lo distingue da un altro argomento.
Breve storia di come si realizza un orologio e che passione gli si dedica
Etimologia
Strumento atto a dare la misurazione del tempo in ore e loro frazioni;
vari, attraverso sono i modelli che si sono susseguiti nel tempo, i tipi di orologi, da quelli più antichi, come l'orologio solare(meridiana), l'orologio ad acqua, a sabbia (clessidra), a quelli moderni nei quali il movimento è regolato da complessi meccanismi. Orologi da tasca, da polso, da salotto, da torre, a pendolo, ad ancora, a soneria, a ripetizione, con soneria azionata da un pulsante, batte le ore e i quarti segnati sul quadrante. Orologi di controllo, munito di una dispositivo di registrazione dell'ora mediante rullo carta, comandata dal movimento dell'orologio. Orologi di precisione (cronometro), orologi al quarzo, astronomici,
ABC
Analogico
Ancora
Automatico
Bariletto
Bilanciere
Bracciale
Calendario
Calibro
Carica
Carica automatica
Carica manuale
Cassa
Cinturino
Contatori
Corona di carica
Cronografo
Cronometro
Data
Digitale
Eta
Fasi di lunari
Fondello
Forma
Fuso orario
Impermeabilità
Lancette
Lunetta
Massa oscillante
Movimento
Pulsanti
Quadrante
Quarzo
Rattrappante
Riserva di carica (o di marcia)
Smaltatura
Soneria
Tourbillon
Ancora
Automatico
Bariletto
Bilanciere
Bracciale
Calendario
Calibro
Carica
Carica automatica
Carica manuale
Cassa
Cinturino
Contatori
Corona di carica
Cronografo
Cronometro
Data
Digitale
Eta
Fasi di lunari
Fondello
Forma
Fuso orario
Impermeabilità
Lancette
Lunetta
Massa oscillante
Movimento
Pulsanti
Quadrante
Quarzo
Rattrappante
Riserva di carica (o di marcia)
Smaltatura
Soneria
Tourbillon
Storia dell’orologio meccanico: l’orologio arriva in casa

La trasportabilità da una camera all’altra fu frutto del successivo conseguimento, quando la forza motrice dei pesi venne sostituita dal congegno a ‘molla’ che oltre a fornire una nuova e più pratica fonte di energia rivoluzionò di sana pianta la concezione stessa dell’orologio. Si trattava di una lamina, inizialmente in ottone battuto sostituito poi dall’acciaio temperato, che veniva avvolta su se stessa all’interno di una cassa cilindrica, detta ‘bariletto’, grazie a un progressivo caricamento operato mediante una chiave. Il congegno era poi lasciato libero di ‘mollare’ gradualmente l’energia cinetica della carica in tal modo accumulata. Viene datato al 1450 il primo esemplare di un tale orologio domestico a molla, prodotto in Germania.
Orologio da muro tedesco
L’evoluzione del settore orologiaio e il suo progressivo emergere come forza economica indipendente è emblematicamente datato alla metà del ’500 allorché gli orologiai cominciano, come artigiani, a rendersi autonomi dai fabbri e dai fabbricanti di serrature e ad organizzarsi in corporazioni indipendenti.
Disegno orologio a pendolo di Galileo

Gli studi sull’isocronismo delle oscillazioni del pendolo, condotti in Italia da Galileo Galilei e in Olanda da Christiaan Huygens (ma scoperti dall’astronomo arabo Ibn Junis, 950-1009, allora sconosciuto in Europa) furono applicati dall’olandese, alla metà del ’600, all’orologeria fornendo una soluzione ideale al problema della precisione, grazie al congegno detto appunto ‘a pendolo’ che si dimostrò così efficace da far sembrare obsoleto quello ‘a bilancere’, sino ad allora utilizzato, quale regolatore della continuità di movimento prodotto dalla forza motrice della molla. Quest’ultima comportava l’inconveniente di fornire il massimo dell’impulso all’inizio e di rallentarlo sempre più in seguito. I dispositivi di regolazione messi a punto per ovviare a tale carenza non riuscivano infatti a fornire una precisione migliore dei circa 15 minuti di iato al giorno, quando invece il dispositivo a pendolo riuscì a ridurre lo scarto giornaliero a circa 30 secondi, ciò che ne decretò il successo.
Orologio a pendolo - Christiaan Huygens
La ricerca della precisione non era allora soltanto un’esigenza di rigore, si rivelava invece addirittura fondamentale in taluni campi, come quello militare o nautico. Per la navigazione nautica, ad esempio, fu essenziale quando si venne finalmente a capo del secolare problema concernente il modo di definire per le navi la propria longitudine durante i tragitti in mare aperto. Nel ’700 si era finalmente imboccata la strada giusta per risolvere il problema con la scoperta che per definire la longitudine del punto nave bastava elaborare un semplice calcolo operato sul confronto tra l’ora accertata localmente durante la navigazione e l’orario definito sull’ora rilevata al meridiano di partenza. Si riusciva così a determinare esattamente la posizione della nave lungo l’asse Est-Ovest e di conseguenza il suo punto nave, dal momento che la posizione della nave sull’asse Nord-Sud della latitudine era già facilmente rilevabile grazie all’impiego dell’astrolabio, prima, e del sestante poi. L’esigenza estrema di precisione, il cui minimo scarto era suscettibile di deviare la rotta di parecchie miglia marine, portò, da una parte, a perfezionare il meccanismo di regolazione a bilanciere, che a causa dei movimenti della nave non poteva fare affidamento sulle oscillazioni del pendolo e, dall’altra, a inventare una sospensione cardanica in grado di mantenere l’orologio sempre in orizzontale rispetto al rollio e al beccheggio della nave.
Il primo cronometro marino Henry Sully (1680 - 1729)
Una categoria interessante per la storia degli sviluppi dell’orologeria mobile furono i cosiddetti ‘orologi da carrozza’ derivazione diretta degli ‘orologi da sella’ (satteluhren) che a loro volta furono una specializzazione dei più generici ‘orologi da viaggio’. Questi ultimi, a dispetto del nome, non erano concepiti per essere utilizzati durante il viaggio, bensì soltanto una volta raggiunta la destinazione. Gli orologi da viaggio nascono agli inizi del ’500, perfezionandosi nel suo secondo quarto, allorché si riuscì a ridurre opportunamente le dimensioni degli orologi da tavolo con cassa a tamburo e relativo meccanismo a molla; tale dispositivo era generalmente controllato da uno scappamento a verga con foliot o con bilanciere anulare. Erano dotati di una sveglia con suoneria che agiva al passaggio delle ore e veniva puntata mediante una rosetta girevole posta all’interno del quadrante.
Scappamento a verga Giovanni Di Dondi - Padova
L’orologio “va in carrozza”
Durante la seconda metà del ’500 dagli orologi da viaggio vanno evolvendosi in Germania quelli da sella (satteluhren). Si trattava sicuramente di orologi portati a cavallo, ma molto probabilmente alla sella venivano appesi con tutta la custodia, per proteggere il prezioso meccanismo dai sobbalzi della cavalcatura. L’orologio da sella eredita le fondamentali peculiarità tecniche nonché molti aspetti della veste formale dell’orologio da viaggio: il movimento è controllato dallo scappamento a verga e fa uso di un bilanciere privo di spirale; la cassa, con un diametro tra gli 80 e 120 millimetri, è tonda, traforata e finemente cesellata, ed è fornita di un anello con cui poter essere appesa. Il coperchio a protezione del quadrante, inizialmente completamente metallico, sarà presto una lunetta vetrata. Orologio da carrozza Breguet
Attorno al secondo quarto del XVII secolo in Germania appaiono i primi ‘orologi da carrozza’ con dimensioni e veste formale inizialmente tanto simili agli orologi da sella da non potere tracciare una netta linea di demarcazione. I quadranti di questi orologi sono già dall’inizio protetti da una lunetta di vetro e sono generalmente accompagnati da una controcassa traforata e incisa d’ottone o d’argento. A partire dalla prima metà del Settecento gli orologi da carrozza troveranno alloggio all’interno di una vera e propria cassa sagomata sul loro profilo e ricoperta di pelli pregiate, con intarsi in tartaruga o corno. Le loro suonerie rintoccano anche i quarti e talune perfino i minuti; vi sono esemplari muniti di carillon. Tra la fine del ’700 e i primi dell ’800 anche il grande Abraham-Louis Breguet ne costruì pregevoli esemplari.
Abraham-Louis Breguet
Orologi manuali
Abbiamo appreso dalla storia come sia stato lungo il processo che abbia portato l’orologio dalla torre al polso, non solo per motivazioni tecniche, ma anche per aver incontrato nel cammino barriere culturali ed imposizioni dei tempi. Quando l’orologio e l’uomo decisero che non si sarebbero mai separati, fin dopo l’uscita dei primi modelli da viaggio ai successivi che si insediarono nei comodi panciotti degli uomini più benestanti, incominciò una vera corsa verso le innovazioni da applicare ad alcune parti meccaniche che sposano concetti ancora oggi validi per la loro usabilità.
Queste scoperte sono in realtà la vera linea che divide gli orologi antichi da quelli chiamiamoli contemporanei, proprio perché se pur uniti da un concetto similare di movimento meccanico, si differenziano per la filosofia e l’usabilità. Il primo grande ausilio per l’orologio meccanico fu la corona di ricarica continuamente inserita nel movimento che permise di fare a meno delle scomode chiavette. Questa innovazione insieme alla miniaturizzazione dei componenti può essere considerata il passo decisivo dell’industria orologiera che ci ha portato poi velocemente a mettere l’orologio al polso dell’uomo.
Oggi tutti gli orologi meccanici hanno una corona di carica che serve anche da “pannello di controllo” per molte delle varie funzioni che sono in grado di fare. E’ interessante notare come in un segnatempo al di la delle forme e delle complicazioni, questa soluzione sia un po’ come il volante per un automobile: non se ne può – per ora – quasi fare a meno. I puristi e i collezionisti apprezzano particolarmente i movimenti con carica manuale perché è proprio in questi che alcuni tra i più grandi orologiai hanno dedicato le loro più grandi attenzioni per cercare a tutti i costi l’isocronismo perfetto regolando al massimo la distribuzione dell’energia al movimento.
François-Paul Journe ci racconta: Un orologiaio svizzero del XV secolo, Jobst Bürgi, ebbe l’idea di aggiungere all’ingranaggio tradizionale un sistema indipendente, caricato a brevi intervalli dalla molla principale. Ora lo scappamento era in grado di fornire un flusso più costante di energia e conferiva all’orologio un’autonomia di diversi mesi. Nacque così il primo remontoir d’égalité.
F.P. Journe tourbillon 1982 con remointor d’ègalitè
Il remontoir d’ègalitè, concetto nel XXI secolo non inseguito da tanti, è una finezza che ci dimostra come un orologio meccanico a carica manuale, apparentemente semplice e dalle prestazioni minimali, possa invece essere solitamente il centro delle più alte applicazioni di Alta Orologeria.
Vacheron Constantin Tour de l'Ile - uno dei più costosi orologi a carica manuale
Oggi tutti gli orologi meccanici hanno una corona di carica che serve anche da “pannello di controllo” per molte delle varie funzioni che sono in grado di fare. E’ interessante notare come in un segnatempo al di la delle forme e delle complicazioni, questa soluzione sia un po’ come il volante per un automobile: non se ne può – per ora – quasi fare a meno. I puristi e i collezionisti apprezzano particolarmente i movimenti con carica manuale perché è proprio in questi che alcuni tra i più grandi orologiai hanno dedicato le loro più grandi attenzioni per cercare a tutti i costi l’isocronismo perfetto regolando al massimo la distribuzione dell’energia al movimento.François-Paul Journe ci racconta: Un orologiaio svizzero del XV secolo, Jobst Bürgi, ebbe l’idea di aggiungere all’ingranaggio tradizionale un sistema indipendente, caricato a brevi intervalli dalla molla principale. Ora lo scappamento era in grado di fornire un flusso più costante di energia e conferiva all’orologio un’autonomia di diversi mesi. Nacque così il primo remontoir d’égalité.
F.P. Journe tourbillon 1982 con remointor d’ègalitè
Il remontoir d’ègalitè, concetto nel XXI secolo non inseguito da tanti, è una finezza che ci dimostra come un orologio meccanico a carica manuale, apparentemente semplice e dalle prestazioni minimali, possa invece essere solitamente il centro delle più alte applicazioni di Alta Orologeria.
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